La mia Patagonia – Fin del Mundo Principio de la Vida

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8 gennaio 2000 – Ed eccomi in aereo anche quest’anno pronto per affrontare un nuovo viaggio che dovrebbe portarmi da Santiago del Cile a Puerto Montt con un trasferimento in bus e poi in bicicletta fino alla mitica meta nella Terra del Fuoco… Ushuaia la città più a sud del mondo! Come apertura di questo nuovo millennio l’idea mi piace… un viaggio alla fine del Mondo.

Come tutti gli anni ora che sono finalmente in aereo dopo settimane di preparativi e stress ecco giungermi puntualmente un accavallarsi di pensieri,dubbi,domande…E’ giusto quello che sto facendo? E’ quello che voglio? So almeno a cosa sto andando incontro? Non potevo per una volta starmene a casa,andando a sciare con gli amici,godere del calore di una famiglia e non sperperare il denaro guadagnato in estate pensando magari ad un domani? Domande senza risposta,domande e dubbi che troveranno risposta giorno dopo giorno nel viaggio che sto per compiere.

Una volta qualcuno mi domandò: Perché proprio la Terra del Fuoco? Non ho saputo rispondere,però quella domanda mi ha fatto riflettere a come nascono i miei viaggi e perché in bicicletta.

Il viaggiare in bicicletta l’ho scoperto nel ’94 con il più lungo dei miei viaggi che mi portò da Sidney a Perth per 9.600 km. scoprendo l’Australia totalmente da solo; fu un viaggio indimenticabile dove scoprii la bellezza di viaggiare il mondo nel lento e silenzioso scorrere delle ruote e nell’avere nella mia bici tutto cio’ di cui avevo bisogno.

Ora che ho avuto il tempo di riflettere posso dire che la meta di un viaggio e’ come un embrione che cresce,dapprima e’ un qualcosa che si e’ sentito dire o visto in una carta geografica poi e’ un’idea che piano piano prende forma fino a che ci si trova ad acquistare il biglietto aereo.

Un’altra riflessione a cui mi trovo a pensare e’ la risposta ad una domanda molto comune…Il viaggiare per mesi e mesi e’fuggire dalla realta’? La risposta e’ no! Anzi il contrario. Non e’ forse piùfacile starsene a casa attorniati dalle proprie sicurezze? Quante volte ho letto nelle domande e negli sguardi della gente la voglia di “vivere” ma la paura di perdere cio’ che si ha e la paura dell’ignoto e’ un qualcosa di piùforte dove il lavoro,la casa,la macchina e spesso una donna o un uomo che non si ama formano un paravento ideale per dire:”mi piacerebbe ma non posso”.

E tra un pensiero ed un altro le ore scorrono,il sonno prende il sopravvento e dopo 23 ore tra attese e aereo sono a Santiago del Cile.

Il tempo di montare la bicicletta e l’equipaggiamento all’aereoporto sotto gli sguardi curiosi della gente e via pedalando i primi metri in terra cilena.

Da Santiago del Cile il giorno dopo ho preso un bus che in 12 ore mi ha portato a Puerto Montt punto d’inizio del viaggio vero e proprio.

A P.M. divido il tetto con un ciclista cileno,passo poi la giornata gironzolando e comprando un po’ di provviste,studiando la carta geografica ma come sempre sia l’itinerario che cio’ che mi aspettava era… un’incognita tutta da scoprire giorno dopo giorno.

Dal diario:

12 gennaio 2000 – ore 9,00 Partenza – P. Montt/Ancud 93 km.

La bicicletta e’ proprio carica e di quella poca roba che ho con me,mi sembra di averne troppa (opinione che avrei cambiato in futuro) comunque pedalo e la bicicletta va. La strada e’ tutto un su e giu’ e dopo 40 km. circa inizia a piovere cosi’ sono gia’fermo al riparo di una fermata d’autobus ad aspettare che smetta ma… mi sa che dovro’abituarmi.

13 gennaio 2000 – Castro/Quellon 86 km.

Ho dormito bene e il sacco a pelo tiene caldo,la tenda e’buona e le borse tengono perfettamente l’acqua. Parto alle 9,30, il tempo e’ nuvoloso,sono 15° e la strada e’ sempre un saliscendi. Sono solo all’inizio e mi sto’ domandando perché non me ne sono andato a viaggiare al caldo e invece sono qui dove il sole,anche se e’ estate,e’ una cosa rara.

A Quellon decido di prendere il ferry per Porto Aisen,la navigazione durera’ circa 40 ore attraverso fiordi e toccando posti sperduti,per rifornire di viveri i pochi abitanti.Durante la navigazione inizio a conoscere le prime persone, Nando e Roberta di Scorze’,Federico cicloturista argentino di Buenos Aires con il quale viaggero’per un paio di settimane e una signora canadese che da 10 anni vive in un’isola sperduta in Patagonia scrivendo novelle e dipingendo.scansione0244

Dopo una notte ristoratrice a Porto Aisen mi congedo da Nando e Roberta con la promessa di rivederci a casa e io e Federico iniziamo a pedalare con il vento a favore che ci fa correre veloci e spensierati fino alla fine….dell’asfalto. Iniziava il cosiddetto “ripio” ovvero strade secondarie non asfaltate a cui avrei dovuto farci l’abitudine visto che mi avrebbe accompagnato per centinaia e centinaia di km. mettendo sia me che la bicicletta a dura prova. “ La velocita’ andava dai 8 ai 15 km/h. per le salite ed il vento e i km per raggiungere Cerro Castello erano ancora più di 50,ed ecco che incontriamo per strada un ciclista cileno. Ci fermiamo a chiacchierare ed a mangiare qualcosa e nel mentre ecco giungere un altro personaggio con l’aria e la bicicletta più che trasandata,Sylvain,un francese non più giovane con l’aria da giramondo ed eccoci gomito a gomito a lottare contro il vento e le salite in 4 di 4 nazionalita’ diverse ma con un’unica lingua in comune,quella della liberta’,della voglia e del piacere di vivere il viaggio in bicicletta ammirando,scoprendo e odorando i profumi che ci avvolgono. Verso sera abbiamo trovato una piazzola tra gli alberi dove poter piantare le tende e dove c’erano pure 3 ragazze accampate che giravano in autostop e allora eccoci tutti attorno ad un fuoco a ridere e scherzare al freddo,sporchi,con poche cose da mangiare ma con la felicita’ di vivere questo presente”scansione0287.jpg

19 gennaio – Vento,pioggia,salite e ripio con una media di 13 km/h. questi gli ingredienti di oggi. Siamo partiti io,Federico e Silvano verso le 11 e dopo 20 km. circa a Cerro Castillo abbiamo potuto mangiare e riposarci un po’ prima di affrontare… 100 km. di nulla prima del prossimo paese con le salite ed il vento che spesso ci spazzano via e la pioggia che non ci da tregua. A Cerro Castillo si e’ aggiunto un nuovo compagno al nostro terzetto,Juan Domingo,un cane che ha deciso di seguirci e che ormai fa parte del nostro gruppo mangiando e dormendo insieme a noi. Alla sera accampati vicino a un fiume non puo’ mancare il rito della cena attorno ad un fuoco che ci scalda e ci illumina e le chiacchere scorrono sotto le stelle che ci danno la buonanotte. Siamo un bel trio,anzi quartetto ora e cio’ che si impara nel viaggiare e vivere cosi’ non lo si puo’ apprendere ne a parole ne a scuola ma e’ qualcosa che resta dentro per sempre e fa cambiare il proprio senso della vita.

21 gennaio – Silvano,44 anni,francese,maestro elementare. Personaggio che presa l’aspettativa sta’ viaggiando per un anno in bici; Anni fa viaggio’ per 2 anni consecutivi,e’una persona incredibile che diventera’ mio compagno di viaggio per più di un mese e grande amico,quello che ha con lui nella bicicletta e’ impensabile…di tutto,e quando alla sera ci si prepara da mangiare tira fuori dalle sue sacche l’impensabile stupendoci con piatti culinari di tutto rispetto. Vive alla selvaggia o meglio nel modo più semplice,a casa non tiene ne televisione ne radio e nemmeno il frigorifero,qui invece sfrutta tutto quello che la natura ci offre e io con lui,l’acqua dei torrenti per bere e far da mangiare e lavarci,la legna che ogni sera raccogliamo per il fuoco e la tendina che abbiamo con noi trova sempre un posto in mezzo a un bosco o vicino ad un lago.

Siamo nel 2000 e sono convinto che c’e’ e ci sara’ sempre più la neccessita’ di rivivere le cose più semplici e vere quelle che Madre Natura ci ha dato e non quello che l’uomo ha costruito,il problema e’ che per l’uomo d’oggi tutto cio’ e’ sconosciuto.

Sono 3 giorni che non mi lavo il viso e oggi siamo arrivati in un paesetto di 500 abitanti,Puerto Tranquillo ,il paese ci sembra una citta’bellissima perché c’era un supermercato che per noi era il più bel negozio dove potersi sbizzarire con shopping di cibarie e dolci.

Quando si viaggia così,tutto assume un altro significato,l’acqua e’ vita,il cibo e’ meraviglioso,un fuoco e’calore e la vita ha un sapore fantastico.

23 gennaio – Ci siamo divisi da Juan Domingo dopo più di 100 km e ci e’ dispiaciuto moltissimo ma ci rallentava troppo e non c’erano molte soluzioni se non lasciarlo a Puerto Tranquillo sperando che qualcun altro si prendesse cura di lui.

I panorami che ora si possono ammirare sono spettacolari; montagne innevate, laghi color verde-azzurro e un silenzio spezzato raramente da qualche macchina di passaggio.scansione0282.jpg 

27 gennaio- Perito Moreno (Argentina)

Il tragitto per Chile Chico e’ stato tanto bello quanto faticoso; Gli ultimi 60-70 km. non so’ se ho più pedalato o più spinto la bici, le salite sono incredibili e la strada, come da 350 km. ad ora e’ tutta una buca spaccatutto. Ho rotto la catena e a momenti rimanevo a piedi essendosi rotto pure il mio smagliatatene, fortuna che Federico ne aveva uno di migliore ed ora sembra tutto a posto. Dopo Chile Chico i 70 km. di asfalto che la collegano con Perito Moreno ci hanno fatto provare la sensazione di volare pedalando a circa 30 km/h.

Nel campeggio di Perito Moreno abbiamo conosciuto una copia di olandesi in moto che stavano viaggiando da ben 4 anni per un totale di 250.000 km, attraverso tutto il mondo e con l’intenzione di starsene in giro almeno un altro annetto!!! Fantastico continuo a conoscere persone e posti che non finiscono mai di stupirmi.scansione0316

Da Perito Moreno a El Chaiten ci sono i famosi 500 km. della micidiale RUTA 40,strada,se cosi’ si puo’ chiamare, che attraversa il nulla,dove il vento e’ sempre contro,il calore ti cuoce e le distanze tra un rifornimento e l’altro sono all’incirca di 150 km.,chi l’ha fatta dichiara che non la rifarebbe una seconda volta. Ad ogni modo,prendiamo a malincuore la decisione di prendere un mezzo,risparmiandoci circa 6-8 gg. Di fatica in un paesaggio sempre uguale ma che sicuramente ci avrebbe arricchito interiormente… chissa’ magari un’altra volta…

Durante le circa 12 ore di attraversata lo sguardo puo’ spaziare su distese infinite, dove animali come i guanaco gli emu, aquile ed altri ancora, corrono e volano liberi e non posso non pensare a quando attraversai l’Australia pedalando solo per giorni e giorni attraverso paesaggi simili.scansione0322.jpg

29 gennaio – El Chaiten – Localita’ ai piedi del Fitz-Roy (alt.3.400 mt.),e’ il punto di partenza di trekking giornalieri o di più giorni,purtroppo il vento ed il freddo qui sono una costante,ma passiamo comunque qualche giorno camminando e lasciando riposare le biciclette.

3 febbraio – Partiti da El Chaiten ci dividiamo con Federico che prende un’altra direzione. Io e Silvano ci troviamo a pedalare in un paesaggio da film western, la strada si snoda con salite e discese ma ancora una volta il protagonista e’ il vento che soffia talmente forte che spesso ci schiaffa fuori dalla careggiata e quando e’ di fronte e’ una lotta impari che ci obbliga a scendere e spingere con forza per proseguire… ma anche questa e’ la Patagonia. Verso le 6 di sera al bivio per El Calafate e Rio Gallegos ci mancano 32 km. ma il vento e’ un muro impenetrabile cosi’ decidiamo di andare dalla parte opposta, per cui a favore del vento, per circa 10 km. dove una specie di trattoria ci permette di accamparci per la notte per un meritato riposo e informandoci che il momento più propizio e’ la mattina presto prima che il vento si svegli ed inizi a soffiare. Qui incontriamo Collen,un canadese che partito da Ushuaia sta’ risalendo in bici fino al Canada in un anno e mezzo a più. Fissiamo la sveglia alle 5 sperando che il vento ci permetta di passare.

4 febbraio – Sveglia alle 5,temperatura 4°,e’ ancora scuro,verrebbe voglia di girarsi dall’altra parte nel calduccio del sacco a pelo,ma ora anche il vento dorme e bisogna approffitarne. Colazione con la solita avena mista al Dulce de Leche,caffe’,smontaggio della tenda e via veloci,sono gia’ le 6 ed il vento potrebbe svegliarsi. La temperatura correndo scende ulteriormente di 2° ma la bellezza dell’alba,la mancanza del vento e l’asfalto a cui non siamo quasi più abituati ci fanno volare a 30-35 km/h. uno dietro all’altro dandoci il cambio in testa.

5 febbraio – El Calafate –

Escursione al ghiacciaio Perito Moreno che con la sua lunghezza di circa 35 km. per 3,5 km. di larghezza e un’altezza di 60-70 mt. e’ veramente imponente; Gli schriocchiolii e le spaccature che spesso lasciano cadere masse di ghiaccio nell’acqua sono davvero uno spettacolo della natura.

8 febbraio – Prossima meta Torres del Paine,posto conosciuto come la piccola Alaska,dove le montagne,i laghi e i sentieri la promuovono come uno dei più bei posti del sud-america per il trekking.

Finalmente un po’ di vento a favore per i primi 60 km. poi imbocchiamo la Ruta 40 e… via in una lingua di terra battuta dove per almeno un giorno e mezzo non incontreremo niente.

9 febbraio – Una cosa che mi entusiasma e mi diverte nel viaggio sono i personaggi che via via si incontrano; Ecco un brasiliano che partito dall’Alaska nel Luglio del ’98 in solitaria sta’ andando a Usuahia,ora in compagnia di una spagnola conosciuta in Peru’che ha deciso di seguirlo per… Amore. A Torres del Paine Silvano incontra un’altra coppia di ciclisti,lui francese,lei inglese,anch’essi partiti nel ’96 dall’Alaska che oltre ad essere simpaticissimi sono pieni di inventiva arrivando a trasformare il proprio fornello in un forno e quindi a farsi il pane da soli!!

A Torres del Paine abbiamo passato quasi una settimana facendo dei trekking bellissimi e camminando giornalmente per 7-8 ore di fila.

I trekking si snodano attraverso ghiacciai, laghi e montagne con rifugi spersi in mezzo alla vegetazione che settimanalmente vengono alimentati dai “gauchos” a cavallo.

13 febbraio – Questa notte il vento non ha mollato un solo istante ed era talmente forte che la tenda sembrava scossa da mani invisibili,ma fatta l’abitudine il sonno ha preso il sopravvento.scansione0323.jpg

15 febbraio – Per uscire dal parco e raggiungere Porto Natales abbiamo fatto una strada non ufficiale attraversando un ponte in disuso e alquanto pericolante e trovando pure vari ciclisti che la facevano per entrare nel Parco senza pagare… sapendolo prima…

A Porto Natales ci prendiamo un giorno di relax che ci permette di lavare i vestiti che sono in condizioni pietose,spedire qualche cartolina,prendere informazioni che ci serviranno in futuro,cambiare un po’ di soldi e andare a sbizzarirsi nel nostro negozio preferito… il supermercato, dove un po’ di tutto per i prossimi giorni a venire.

17 febbraio – Da Porto Natales a Porto Arenas,capitale della Patagonia,una vera citta’! Ce ne accorgiamo passeggiando per il centro tra la gente composta e ben vestita con i cellulari che squillano,le discoteche e noi che specchiandoci nelle vetrine sembriamo quasi due barboni,comunque sia,siamo qui e solo lo stretto di Magellano ci divide dalla Terra del Fuoco. A Punta Arenas vado a vedere una colonia di pinguini che,come mi spiegano,per sei mesi vivono in acqua ed ora per sei mesi a terra;sono buffi con quell’aria da…pinguini!scansione0352.jpg

19 febbraio – Oggi in ferry abbiamo incontrato due giapponesi gia’ visti tempo indietro e leggiamo un quotidiano che porta la notizia di un’onda di calore che in questi ultimi giorni a portato la temperatura a ben…17°,non male per essere in piena estate!!

20 febbraio – Terra del Fuoco,foto di rito e via verso S.Sebastian,posto di frontiera tra Cile e Argentina. Siamo io,Silvano e i due giapponesi,uno dei quali ha la bicicletta che pesa come la mia moto… e io che pensavo di essere pesante!! Ho provato ad alzarla e non ci credevo,si porta dietro perfino una chitarra comperata in Peru’ e un carello per il trasporto bagagli!!! Verso sera non essendoci nulla per 150 km. e necessitando acqua,avevamo l’informazione da altri ciclisti, che dopo un bivio c’era una “estancia” dove abitava un personaggio simpatico ed ospitale soprattutto con i ciclisti di passaggio, e così e’ stato.

Rigoberto,questo il suo nome,ci ha aperto la sua casa come fosse la nostra,intrattenendoci con fotografie di ciclisti di tutto il mondo che si fermarono lì e raccontandoci le varie storie di questi personaggi giramondo,come quella di uno svizzero che partito da solo dall’Alaska incontro’ una ciclista per casualita’ o destino anch’essa svizzera; dopo pochi mesi tornarono in Svizzera interrompendo il viaggio, si sposarono,e volarono di nuovo in America per continuare cio’ che avevano interrotto ma questa volta come viaggio di nozze!!

Rigoberto ci ha pure informato di una strada diversa dalla classica che difficilmente e’ presa in considerazione ma assai più affascinante.

Il giorno dopo ben riposati e ritemprati,salutiamo Rigoberto che seppur solo con i suoi animali e lontano da tutto sa’ che altri ciclisti arriveranno cercando rifugio e portando nuove storie.

21 febbraio – Dopo aver passato la frontiera con l’Argentina ha iniziato a piovere ed e’ così che a meta’ strada con Rio Grande abbiamo trovato riparo per la notte in un grande tunnel sotto la statale; non era molto romantica come sistemazione ma… asciutta. Arrivati a Rio Grande lungo la statale brutta e noiosa,ci siamo riparati dal freddo pungente (8-10°) in una stazione di servizio,dove ho conosciuto un italiano che ha vissuto a Mestre per diversi anni ed ora e’ qui da 14 anni avendo trovato il suo posto ideale…un’altra persona,un’altra storia.

Dopo Rio abbiamo preso una deviazione che permette di entrare nel cuore della Terra del Fuoco,nome che non ha molto a che vedere con il calore del fuoco! Inzuppato e infreddolito senza alcun posto dove ripararsi,qualcuno a voluto mettermi alla prova facendomi bucare prima la ruota anteriore e una volta riparata,rimesso i bagagli in ordine e ripartito,dopo solo 50 mt. ho bucato quella posteriore!!

Alla fine della giornata spersi in mezzo al nulla,con una pioggia incessante e fredda che ci aveva raggiunto le ossa,abbiamo deciso di saltare una staccionata e trovare accamparci in quella che sembrava una casa abbandonata…ma non proprio.

22 febbraio – Dopo aver dormito la notte e recuperato dell’acqua piovana per la giornata che ci attendeva,sentiamo arrivare una macchina… erano i proprietari,che fortunatamente dopo un’oretta se ne andarono senza notarci. Qui dopo un mese io e Silvano ci siamo separati perché lui,con tre raggi rotti è dovuto tornare indietro a Rio Grande. Separarci ci e’ dispiaciuto ad entrambi ma la meta Usuahia,da lì a pochi giorni,era un posto sicuro dove poterci rincontrare.

Anche oggi il tempo mette alla prova me e tutto l’equipaggiamento tecnico che quest’anno si e’ rivelato fondamentale. 6°,pioggia,fango fino a circa 90 km. prima di Usuahia… ormai ne sento l’odore,è lì e domani sara’ la mia meta.

23 febbraio – Usuahia –

Sembra quasi che superate le varie prove oggi si siano aperte le porte del cielo facendo splendere un sole caldo e colorando tutto cio’ che mi circonda. Pedalo veloce e spensierato raggiungendo nuovi amici ciclisti,Sandra e Philippe e Che il loro cane. Loro,mi raccontano,che stanno raggiungendo Usuahia dopo 2 anni di bicicletta,sono simpatici,pranziamo insieme ai margini della strada e mi raccontano la storia del loro cane che e’ la stessa di Juan Domingo. Lì segui per qualche giorno e loro decisero di portarselo dietro così nel bagagliaio della bici hanno creato anche una piccola cuccia per Che quando non ha più voglia di correre… come ho gia’ detto non finisco mai di stupirmi.

Ci salutiamo e ci diamo appuntamento alla meta per brindare tutti insieme.

USUAHIA la citta’ più a sud del mondo,citta’ di partenza per le navi dirette in Antartide,citta’ di arrivo o di partenza per molti viaggiatori ciclisti e non; Usuahia la mia meta e forse per questo mi sembra bellissima.

27 febbraio – Ci rincontriamo io,Silvano,l’inglese e la francese,Philippe e Sandra e altri ancora gia’ conosciuti o di cui abbiamo avuto notizie,comunque sia ci ritroviamo tutti attorno ad un tavolo a festeggiare e a parlare delle varie avventure o suggerimenti per un prossimo viaggio ed e’ divertente la mescolanza di lingue che si possono ascoltare,alla fine ci si scambia gli indirizzi coscenti che un giorno un amico ciclista potrebbe suonare alla porta di casa.

1 marzo – Aereo Usuahia/Buenos Aires

La vita continua a sorridermi facendomi incontrare all’aereoporto di Usuahia due ciclisti francesi anch’essi con il volo per B.A. i quali hanno un amico argentino ciclista incontrato mesi fa lungo il loro percorso che lì attende. In breve mi trovo anch’io con loro a casa di Eliseo dove per benvenuto ci aspettava la famosa carne argentina alla brace e del buon vino per sciogliere la lingua…che volere di più?!

A Buenos Aires visto che mi mancano circa due settimane per tornare in Italia decido di andare a pedalare nel vicino Uruguay lungo la costa da Colonia a La Palma tra le varie spiagge ed un sole che finalmente scalda e anche troppo. Passo per piccoli paesi di campagna e grandi città come Montevideo dove mi sento pervadere da emozioni non nuove ed in un momento di riflessione scrivo questo:

Che differenza tra le grandi città ed i paesi! Nelle grandi città c’è frenesia,caos,macchine,smog e gente brulicante dappertutto. Nelle grandi città bisogna stare attenti a tutto,soldi,macchina,bicicletta,porta di casa ben chiusa. Nelle grandi città si ha paura. Nelle grandi città si è prevenuti,difficilmente ci si scambia un sorriso,un saluto,una parola… Nelle grandi città si è in tanti ma si è soli.

Nei paesi di montagna o di campagnia la porta è sempre aperta e un piatto e un bicchiere non lo si nega mai a nessuno. Nei paesi la delinquenza è un fatto sconosciuto,nei paesi si vive serenamente. Nei paesi un saluto,due chiacchere sono un piacere,nei paesi non ci si sente mai soli. Nelle grandi città i profumi,i rumori,la natura che ci circonda sono lo smog,le macchine e il cemento. Nei paesi i profumi sono la terra con i suoi frutti e fiori, i rumori sono il cinguettio degli uccelli e nella natura scorre la linfa della vita.”

Dopo una decina di giorni di “ vacanza “ in Uruguay torno a B.A. ed è quasi come tornare a casa con Eliseo e altri amici che mi aspettano ed una grande città in cui ora mi sento meno straniero.

Ora sono in aereo e sto pensando a quei dubbi che avevo all’andata e che si sono disciolti lasciando ora spazio ad una nostalgia diversa; comunque sia sto tornando a casa ancora una volta più ricco, una ricchezza che nessuno potrà mai portarmi via.

Alvise Cedolini

Informazioni tecniche:

Periodo:Dal 8.1.2000 al 17.3.2000

Itinerario:Puerto Montt-Usuahia+Buenos Aires-Uruguay

Km.percorsi:2.412 + 780 (Uruguay)= Tot.3.200

Inconvenienti bici: N°4 forature,rottura catena

Materiale e vestiario: Tenda,sacco a pelo,materassino,pentole con fuoco,posate,bicchiere,boraccia 1 l.+2 da bici,scarpe bici+corsa+sandali,un pantalone lungo scomponibile+2 da bici+1 corto,2 t-shirt+2 bici,un pail fino+una maglia calda+una polo,un gile antivento+giacca e pantaloni goretex,un calzetti grossi+uno caldi+ 2 da bici,2 boxer+1 slip+1 costume,un telo+asciugamano piccolo,toilette,medicinali,macchina fotografica con 10 rullini,cannocchiale,guida del Cile+2 libri,lampada frontale,victorinox,documenti,soldi,occhiali

Cibo di mantenimento: pasta,tonno,pane,formaggio,salame,caffè,avena,marmellata,dulce de leche,cioccolata,

biscotti,frutta

Un pensiero riguardo “La mia Patagonia – Fin del Mundo Principio de la Vida

  1. E’ incredibile la coincidenza … l’8 Gennaio 2000 partivo anche io per la Patagonia … non in bicicletta, ma come coordinatore di Avventure nel Mondo. Magari ci siamo pure incrociati. Sta di fatto che in quel gruppo ho conosciuto la mia futura moglie e mi sono trasferito da Roma nelle Langhe. Il tuo compagno ospite Alle falde del Kilimangiaro Dicembre 1999. Maurizio Triolo

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