Il mio primo Viaggio in bici : Australia

…e correva l’ anno 1994

L’Australia in bicicletta, ovvero, pedalando nell’infinito

(del Naturaider Alvise Cedolini)

Questo è uno dei viaggi fatti da me in bici e per la precisione del primo e piu’ lungo che mi permise di innamorarmi del viaggiare in bici ed al quale ne seguirono molti altri.
scansione0103lHo viaggiato in moto attraversando l’ Europa in lungo e in largo, ho affrontato i caldi ed immensi deserti africani in moto e in macchina, ho voluto viaggiare facendo l’autostop poi ho voluto conoscere l’ Asia girando in bus e in treno, ma l’ esperienza più bella ed esaltante l’ ho fatta in questo viaggio attraverso il quinto continente più grande del mondo usando un mezzo semplice e silenzioso che spesso si perdeva in un paesaggio ed una natura veramente immensa; questo mezzo è la bicicletta, questo meraviglioso Paese è l’ Australia.Era da tempo che volevo miscelare lo sport con il viaggio e perché no con l’ avventura, e quale continente si poteva prestare meglio se non l’ Australia con solo 200 anni di storia, un continente che per noi italiani spesso è un sogno essendo dall’altra parte del mondo dove le stagioni sono opposte alle nostre e dove i grandi freddi invernali non esistono, ma una cosa avevo sottovalutato, l’ immensità e gli spazi di questo stupendo continente.

L’ itinerario è stato studiato sulla carta geografica in modo da avere i primi 2000 km. “ rodaggio “ seguendo la costa turistica da Sidney a Townsville per poi affrontare l’ interno arrivando fino al cuore: L’Ayers Rock. Poi avrei dovuto salire fino a Kathrine per guadagnare la costa ovest che inizia da una città lontana da tutto e da tutti, Broome. Da Broome poi pensavo di poter passeggiare riposandomi fino al punto di arrivo Perth. Le previsioni di partenza erano una media giornaliera di 100 km.  per una durata di 100 gg. circa e una media oraria di 20 km/h ma la realtà fortunatamente non è fatta solo di calcoli matematici ed è anche per questo che voglio vivere la vita nei suoi aspetti più reconditi.

scansione0012La partenza è avvenuta da Sidney l’11 gennaio dopo 2 giorni di ambientamento al nuovo fuso orario, fatti i primi 70 km ho dovuto fare dietro front per una decina di km a causa dell’immenso incendio che ha devastato migliaia di ettari di terra lasciando una scura traccia di dove era già passato. Altro piccolo problema iniziale è stato quando la polizia mi ha fermato e dentro di me pensavo :”di certo non  sarà per la velocità” ma invece era per in Australia è obbligatorio l’uso del casco anche in bicicletta e così dopo essere stato fermato innumerevoli volte e aver trovato le più svariate scuse dopo i primi 1000 km mi sono deciso di comprarlo.

Le ruote intanto incominciavano a mangiare centinaia di km e io entravo piano piano a contatto con i primi cambiamenti di paesaggio, avevo i primi stupori alla vista dei canguri e serpenti e altri strani animali trovati nel ciglio della strada uccisi dalle macchine di passaggio e ancora di più lo sono stato quando stavo riposandomi in un’area e mi sono trovato attorniato da alcuni lucertoloni giganti e tutto questo rendeva ogni giorno diverso dall’ altro e anche i primi “ bruciori “ iniziavano a farsi sentire. Quando scendeva la sera e la stanchezza iniziava a farsi sentire, facilmente trovavo accoglienza nei vari campeggi situati lungo la costa e qualche volta non ho esitato a fermarmi un giorno o due per poter apprezzare le spiagge e soprattutto la Grande barriera Corallina con i suoi smisurati pesci dai colori più vari.

scansione0100iPurtroppo nel nord stava iniziando il periodo delle piogge e spesso dovevo ricorrere ad indossare il mio “poncho” desiderando il sole per il suo calore e la sua bellezza; ancora non sapevo che in futuro sarebbe stato uno dei miei principali nemici e la pioggia un sogno.

Arrivato a Townsville ho avuto la fortuna di conoscere una famiglia di immigrati italiani che mi hanno ospitato ed al racconto di ciò che stavo compiendo (a Townsville avrei imboccato la strada che mi avrebbe portato all’interno nel cuore dell’ Australia) mi hanno dato del matto mettendomi in guardia per le lunghe distanze solitarie ed il caldo estivo, dicendomi che se ce la facevo ad arrivare a Mt. Isa avrei potuto affrontare anche tutto il resto. Io continuavo ad essere convinto e sicuro di me stesso e partii lasciando la costa est con il suo mare e le sue comodità.

 

Per arrivare a Mt. Isa avevo davanti a me 1000 km. di strada dritta e desertica; i primi giorni sono trascorsi bene con il caldo che lentamente andava aumentando facendomi variare il mio programma giornaliero e quindi mi trovavo già in sella alle prime luci dell’alba pedalando veloce consapevole che in poche ore il sole sarebbe stato alto nel cielo e l’acqua presto sarebbe diminuita. In questo tratto ho avuto i 2 giorni  più difficili e la prima piccola crisi, i tratti variavano dai 140 ai 160 km. senza rifornimenti e senza ripari; questo è quello che ho scritto nel mio diario in quei 2 giorni: “ Oggi è stato il giorno più difficile dalla mia partenza, sono partito questa mattina alle 7 da Richmond, avevo pianificato tutto aspettandomi 2 ristori segnati sulla carta geografica ma purtroppo a parte un posto all’ombra dopo i primi 50 km. non ho trovato niente altro. Il vento ha soffiato contro fin dalla mattina non permettendomi di fare più di km/h e spesso neanche quelli. Verso le 11 il sole ha iniziato a picchiare e io avevo già 4 ore nelle gambe, ad un certo punto avevo assolutamente bisogno di un po’ d’ombra e di mangiare qualcosa. Rischiando di trovare qualche serpente (ce ne erano molti per la strada) sono andato sotto un raro albero fuori strada a mangiare uno dei cibi liofilizzati che avevo con me. Poi è stata una lotta fino all’arrivo con l’acqua che era bollente, le mosche non mi davano tregua  e il sudore mi impregnava tutto quanto, il sedere e le mani non ce la facevano più, ma un po’ di fortuna (anzi molta) l’ho avuta perché verso le 14 e 30 una nuvola a coperto il sole e l’aria e’ diventata più sopportabile altrimenti non so se ce l’avrei fatta” Giorno dopo:” Anche oggi 140 km di solitudine, questa mattina ho messo la sveglia alle 5 e alle 6 sono partito per paura del sole ma fortunatamente il cielo era coperto ma il vento sempre contro. Arrivato a Cloncurry e guardando la mappa mi è venuta un po’ di crisi, la paura di voler osare troppo, se finora questi giorni erano stati duri so’ che mi aspettava di peggio; poi forse iniziavo a sentire la mancanza di un contatto umano vero e anche la stanchezza e la vita scorretta si sommavano al tutto. Spesso mi ritrovavo a farmi forza ricordando un libro letto pochi mesi prima o a ricordare un avvenimento che porto sempre dentro di me, ma un’altra cosa ricordavo che mi era stata scritta dai miei amici Wlady e Carla alla partenza pensando ai momenti difficili che avrei passato: “Ai voluto la bicicletta e adesso pedala”.

Finalmente M.Isa dove ho potuto assaporare il traffico di città e la bellezza di incontrare diversa gente. Dopo un giorno di meritato riposo guardando la carta geografica mi rendevo conto che mi aspettavano altri giorni di solitudine e sofferenza prima di raggiungere Three Ways bivio dove avrei lasciato la bicicletta per fare un tour all’Ayers Rock per poi risalire in bici e andare verso nord; Dovevo ritrovare la convinzione e la motivazione del primo giorno e forse anche le parole degli amici conosciuti a Townsville mi hanno dato la forza di partire di nuovo. Dopo 5 giorni ero a Three Ways inaugurando le prime notti solitarie con la tenda piantata in quello che in Australia chiamano “bush” (sterpaglia, cespugli) avendo distanze troppo lunghe da coprire in un solo giorno.

 

Lasciata la bicicletta ho fatto il “turista” per 4 giorni riposando gambe e sedere e ammirando la maestosità del monolite più famoso del mondo l’Ayers Rock con i suoi cambiamenti di colore dovuti ad una regia praticamente perfetta a parte quando ci si mettono di mezzo le nuvole.

 

I giorni passarono velocemente e presto mi sono ritrovato in sella alla mia bicicletta felice di riprendere il cammino verso la futura meta Kathrine. Ormai mi ero abituato alla solitudine e con mia meraviglia stavo bene con me stesso e assaporavo ogni cambiamento di paesaggio e anche le cose più semplici che trovavo durante il tragitto come l’ombra di un albero o dell’acqua potabile, un sorriso, un saluto assumevano una grande importanza e motivo di felicità. Straordinario è stato l’incontro fatto una sera al tramonto; Stavo pedalando immerso nei miei pensieri quando dal nulla vedo attraversarmi la strada da una mamma canguro ed il suo piccolo al seguito, io bloccai la bicicletta e anche loro vedendomi si fermarono a guardarmi e sembrava proprio dicessero: “ che ci fa sto qui in mezzo al nulla in bicicletta?!” ripresi entrambi da quel momento di stupore hanno iniziato a saltare sempre più lontano lasciandomi dentro una gioia immensa al pensiero di quello che la natura può offrirci.

 

Arrivato a Kathrine ormai mi sentivo sulla via d’arrivo, ma ancora migliaia di km mi separavano da Perth. La strada fino a Broome è stata caratterizzata da panorami stupendi di una natura rigogliosa dovuta a piogge torrenziali che spesso innondavano le strade con i suoi saliscendi obbligando gli automobilisti a fermarsi ad aspettare che l’acqua scendesse e me a scendere dalla sella per guadare a piedi. In questo tratto il silenzio e la natura che mi circondavano mi hanno assorbito totalmente, mi sentivo parte di essa e la sensazione avuta fin dal primo momento che ho toccato l’ Australia ora era chiara e reale… Libertà.

A Broome ho potuto riassaporare la spiaggia e l’oceano e passeggiare per il centro ammirando i negozi di perle di cui Broome è famosa. Ero nella costa ovest, ce l’avevo fatta, Perth era la prossima meta nella mia mente, ma purtroppo questa costa non era come quella turistica dalla parte est e davanti mi attendevano circa 600 km di deserto prima di raggiungere la prossima città Port Hedland.

Forse sarà stato il miraggio di Perth ma quel tratto l’ho fatto di volata e 4 giorni dopo ero a P. Hedland pronto a proseguire, ma un’altra sorpresa mi attendeva e la riporto da ciò che scrissi nel mio diario in quei giorni: “ … pensavo che il peggio fosse passato ma arrivato a Nuttara dopo 110 km mi dicono che il prossimo Roadhouse è inesistente da anni e perciò il prossimo è a 200 km circa,… non so che fare e sono stanco…” giorno dopo : “ 230 km attraverso il nulla dopo aver fatto 110 km… è stata dura per la fame, la sete, la fatica. Dopo aver ricevuto la cattiva notizia ho scelto l’unica soluzione possibile per riuscire a raggiungere il prossimo ristoro, l’idea era quella di pedalare tutta la notte sfruttando la luna piena ed il fresco notturno, ma alle 24.00 e dopo aver mangiato tutto ciò che avevo con me, non ce l’ho più fatta ed a 120 km dalla meta (dopo averne fatti 225 ed aver pedalato per oltre 10 ore) ho piantato la tenda nel nulla ed ho dormito profondamente. Questa mattina non riuscivo a stare in sella per le piaghe sul sedere ed ho dovuto mettere un telo per ammorbidire la sella, l’acqua faceva schifo ed il cibo era finito, fortunatamente la strada era buona e riuscivo a tenere una buona media, ma intanto il caldo iniziava a salire e la sete ad assillarmi. Ho dovuto pensare ad ogni cosa per non pensare alla sete ma finalmente ecco là l’oasi desiderata con le sue bibite fresche e già mi vedevo sotto una bella doccia gelata ma ahime… le docce erano rotte!!”

A “solo” 500 km circa da Perth ho inaspettatamente incontrato 2 ciclisti diretti verso il nord per la stessa strada che avevo appena compiuto ed ho potuto dargli qualche buon consiglio, ma dopo aver ascoltato ciò che li attendeva già facevano altri piani di viaggio!!

Finalmente dopo quasi 10000 km ecco Perth e tutto ad un tratto vedo apparirmi davanti come in un film tutte le notti ed i giorni passati, con le fatiche e le gioie ed a stento ho trattenuto qualche lacrima di felicità… ce l’avevo fatta!!scansione0328

A Perth ho avuto la fortuna di conoscere degli immigrati italiani che oltre a farmi sentire a casa hanno esaltato il mio viaggio intervistandomi per una radio multiculturale, presentandomi alla console e portandomi ai vari circoli italiani. Da ognuno di loro ho ricevuto delle sincere strette di mano ed è stato bello ed interessante conoscere degli italiani (e sono tanti) che hanno trapiantato la loro vita in un continente così diverso e distante dal nostro, con le loro storie ed i loro perché. Altro incontro simpatico è stato ritrovare Nicole, una ragazza di Perh conosciuta nel novembre scorso in India e vivere con lei gli ultimi giorni di… avventura!!

Questo è stato il mio primo viaggio in bicicletta ed ho scelto un continente dove questo mezzo non è di certo il più adatto, per le lunghe distanze ed il caldo. Qui ho dovuto inventarmi come affrontare ogni situazione che mi si presentava.

Questi sono alcuni piccoli accorgimenti per affrontare viaggi di questo tipo:

– L’acqua è vita, mediamente in una giornata ne occorrono da 5 lt. in su.

– Altro carburante importante è il cibo: pane, frutta, datteri, fagioli, marmellata, biscotti sono cibi energetici di facile assimilazione da avere sempre con sé

– Studiare e informarsi sempre sui prossimi punti di rifornimento e come affrontare le distanze

– Tenere in considerazione che il tempo utile per pedalare è dalle 6 alle 11-12 (il caldo inizia già alle 10,30) e dopo le 17 (il buio inizia alle 19,30)

– I tratti che richiedevano più giorni lì ho affrontati sfruttando il fresco della notte e le prime luci dell’alba risparmiando acqua che altrimenti non sarebbe bastata

– Cercare di non farsi mai prendere dalla foga di arrivare ma di mantenere il proprio ritmo e stabilire dei riposi… a volte anche 5 minuti servono per ricaricarsi

– Porsi ogni giorno un obbiettivo

– La cosa che ritengo molto importante per questo tipo di viaggio è essere mentalmente (oltre che naturalmente fisicamente) coscienti e convinti di ciò a cui si va incontro; Fatica, caldo, sete, fame e solitudine sono alcune delle cose da mettere in conto

Buone avventure a tutti, Alvise